Articolo del 1 giugno 2018

PRANAYAMA – Quando il cuore non è solo al centro del petto

Il corpo è un giardino, la volontà è il giardiniere

William Shakespeare, Otello


La mia riflessione sulla pratica collegata alla quinta lezione di Pranayama parte proprio dalle parole di Shakespeare. Ho visto questa tragedia un sacco di volte ma, come spesso accade, non avevo mai fatto caso alla frase sul corpo e il giardiniere. E’ stato come ascoltarla per la prima volta e, ne sono persuasa, attraverso la pratica quotidiana dello yoga si affinano i sensi e la concentrazione aumenta, tanto da scoprire costantemente cose nuove anche nel già noto.
E’ un effetto che ho avuto modo di notare in più occasioni, passeggiando nella natura, ascoltando brani musicali o davanti ad una danza. E’ come se avessi una marcia in più per quanto riguarda l’attenzione. Credo che le pratiche di trataka in questo senso allenino davvero i nostri sensi e diventiamo ogni giorno più consapevoli da un lato e più attenti dall’altro.
Il verso sulla volontà come giardiniere però mi riporta ad un’altra esperienza, legata sempre allo yoga.
Ed è il fattore maieutico.
Tu sai come inizi la tua pratica, ma non sai dove ti porta. La volontà può portarti da una parte, anche a condurre il tuo corpo in determinati spazi, ma è il lasciar andare che ti consente di far fiorire la pratica stessa.
Il lavoro sul trataka del cuore ha a che vedere sia con la volontà che con la maieutica, a mio avviso.


Un cuore pulsa nonostante noi

Avvertire il proprio cuore pulsare non è da tutti, molti dicono di non riuscire ad entrare in contatto con questo suono e movimento dentro il petto.
Mi risulta un po’ difficile crederci ma tant’è,non siamo tutti uguali. Per quanto mi riguarda sento forte e chiaro il battito del mo cuore e l’ho sempre percepito così.
Ricordo che da bambina, quando avevo paura di addormentarmi nella stanza al buio, ascoltavo il battito del mio cuore e questo mi rassicurava.
Ho sempre percepito molto nettamente anche il battito dell’aorta addominale, forse perché ho una costituzione magra ed è facile vedere porprio l’aorta che pulsa nello spazio sotto le costole.
Dunque non ho fatto alcuno sforzo a mettermi in ascolto e contatto con queste due zone del mio corpo dove il cuore pulsa nonostante la volontà.
E’ lì, si tratta di mettersi ad ascoltare e di respirare con calma lasciandosi cullare dal ritmo.
Portare il battito sulle tempie anche non ha dato grossi problemi, mi è bastato molto poco per percepire anche lì il pulsare, così come nella zona giugulare.


Cuore maieutico?

Vista questa “facilità” nel portare l’attenzione, la volontà, in varie zone del corpo e soffermarmi sul battito, ho tentato di andare un poco oltre. Sono capace di usare la volontà per spostare la pulsazione da un punto ad un altro , ma poi?
E’ lì che mi è sembrata interessante la pratica,ed è lì che l’ho definita maieutica.
Parto con una volontà, un’intenzione precisa: sposto la pulsazione su di un punto che decido, poi lascio andare, ottenuto lo scopo e attivata la volontà lascio che accada qualcosa. Esco dalla logica di voler nutrire i tessuti, vitalizzare, respirare…Lascio andare e scopro qualcosa di estremamente interessante.
Faccio parte di una pulsazione molto più grande, si crea sinergia tra il punto pulsante deciso da me, il cuore stesso che continua la sua funzione e una pulsazione altra, come dell’aria, dello spazio, non so definire.
Meglio non dare nomi alle cose se non le si conosce, ma la sensazione di far parte di un grande universo pulsante è davvero molto bella. Dalla volontà giardiniere del giardino/corpo all’assorbimento dentro un mondo pulsante vastissimo. E’ questo l’effetto maieutico, il non sapere dove si va ma rimanere aperti a esiti indefinibili.